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Con la pronuncia 25 novembre 2019, n. 30664 la Sezione lavoro della Cassazione ha affermato la temporanea destinazione del lavoratore a sede diversa da quella assegnata (trasferta) anche se comporta l’avvicinamento alla residenza del lavoratore non vale ad escludere l’erogazione dell'indennità di trasferta e rimborso chilometrico come previsto dalla norma nazionale atteso che proprio questo era il contenuto migliorativo della modifica prevista dalla disciplina collettiva regionale. Nel respingere il ricorso datoriale, la Cassazione ritiene che la Corte d’Appello, nelle conclusioni cui...

Il trasferimento del lavoratore (da non confondere con il trasferimento di azienda, che è altro istituto, ma che con questo condivide il termine decadenziale per la sua impugnazione) è tema complesso. Le regole di diritto del lavoro riconoscono al datore di lavoro il potere di modificare unilateralmente alcune condizioni del contratto di lavoro. Tra queste vi è il potere di modificare il luogo della prestazione. Tale potere deve essere esercitato entro il limite previsto dall’art. 2103, 8° comma, c.c. che espressamente sancisce...

In questo articolo affrontiamo un caso relativo ad alcuni insulti contro il datore su chat privata compiuti da un dipendente. Come si dirà, al fatto non è stata accordata, dai giudici, rilevanza disciplinare, e il licenziamento è stato dichiarato illegittimo. I messaggi vocali di contenuto offensivo scambiati su chat di whatsapp riservata ad un gruppo di colleghi di lavoro non integrano gli estremi della diffamazione, ma costituiscono espressione del diritto di corrispondenza. Il caso in esame riguardava insulti contro il datore di...

Violazione dell’obbligo di repechage: secondo la Cassazione c’è la reintegra Con la sentenza n. 25575 del 10 ottobre 2019, la corte di cassazione si è espressa con la seguente massima: “l’impossibilità di repechage del dipendente deve essere considerato requisito di legittimità del recesso datoriale, quindi elemento costitutivo del legittimo esercizio del potere di recesso, al pari della sussistenza delle ragioni inerenti all’attività produttiva, all’organizzazione del lavoro e al regolare funzionamento di essa. La legittimità del licenziamento per giustificato motivo oggettivo presuppone,...

Rifiuto di prestare la propria attività lavorativa nei festivi: non può essere causa di licenziamento Il rifiuto del lavoratore di prestare la propria attività lavorativa in un giorno festivo, secondo la corte di cassazione, non può essere un valido motivo di licenziamento. Con la sentenza n. 18887 del 15 luglio 2019, la suprema corte ha affrontato il caso di un dipendente che, disattendendo un ordine del datore di lavoro, si è rifiutato di prestare la propria attività lavorativa il primo maggio. A parere...